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    La piazza incorona Farsetti “E’ la mia rivincita contro tutti”.



    Vannozzi : “Ci siamo presi quello che volevamo”.

    AREZZO06.09.2010
    Vannozzi-Farsetti L’accoppiata stringe il trofeo e due immagini della lancia spezzata tra la gioia dei rossoverdi

    Da quattro Giostre aspettava questo momento, fin dalla prima volta che sulle spalle ha posato la casacca rossoverde di Porta Crucifera. Lui, Carlo Farsetti , ieri è tornato Re della Piazza. Un colpo da maestro, la spinta della fortuna, una carriera perfetta, nonostante i fischi, nonostante le urla, nonostante i gesti violenti di supporter poco sportivi. Quella lancia spezzata ha fatto andare in delirio il popolo di Colcitrone che lo ha portato in trionfo per tutta la notte. "Il quartiere mi ha dato una grossa responsabilità - ha detto appena sceso da cavallo col braccio ancora tremante dopo una botta da 8 punti - e adesso la soddisfazione è infinita". Puro godimento, verso il suo quartiere e non solo. Una rivincita, personale questa volta, contro tutti coloro che hanno cercato di destabilizzare l'ambiente dopo l'addio di Carlo a Santo Spirito e l'approdo a Palazzo Alberti. Una rabbia venuta fuori tutta insieme. Incontenibile. "Meglio rischiare nella vita - continua il cavaliere rossoverde, riferendosi alla decisione dei suoi di lasciare a lui l’onore e l’onere di correre lo spareggio contro Porta del Foro - che fare come chi è solo capace di seminare zizzania”. Un attacco verso chi, negli ultimi giorni, ha parlato di un riavvicinamento di Farsetti a Santo Spirito e anche contro quelli che ad ogni Giostra hanno creduto incrinati i rapporti tra lui e il quartiere. Lo aveva detto alla vigilia: “C’è pressione dalla dirigenza”, ma solo perché la sete di vittoria era tantissima. Ora i rossoverdi si sono dissetati. Il trofeo dedicato a Giorgio Vasari ha preso la via di Palazzo Alberti e l’ennesima lancia spezzata di Carlo Farsetti (a Santo Spirito marcò punti 10 nella giostra di giugno del 1999) è destinata a entrare negli annali del Saracino. Porta Crucifera, insomma, allunga le distanze. Ora sono 35 le lance d’oro colorate di rosso e di verde ma quest’ultima, che porta la firma di Farsetti e di un quartiere intero, ha un sapore decisamente speciale. Tanto di cappello, anche al compagno di casacca, Alessandro Vannozzi , che di certo ieri in Piazza Grande non ha giocato un ruolo di contorno. Sua l’ipoteca sulla lancia d’oro. Quel “V” centrato laddove tutti gli altri avevano fallito, o per timore non avevano puntato, aveva già fatto intendere alla piazza che Colcitrone non scherzava. Un tiro rischioso, ma non certo fuori dalla portata del “Vannozzino” come qualcuno ancora lo chiama a Palazzo Alberti. Anche lui aveva voglia di rivincita e in sella alla sua fedelissima Sascha non ha deluso. “Volevamo questa vittoria e ce la siamo presa - commenta pacatamente ma col cuore che strabocca di gioia - Carlo è stato fantastico, e questa lancia è il giusto riconoscimento al nostro impegno”. L’hanno voluto l’hanno cercato e sono andati a prenderlo di prepotenza questo trionfo. Ma con l’occhio vigile della Dea Bendata. “Ogni Giostra ha la sua storia - conclude - dove contano bravura e determinazione, ma anche la fortuna ci mette il suo”. La lancia spezzata proprio in mano a Carlo, dopo che nei giorni delle prove era già successo diverse volte, è stato il segno che stavolta la storia era già scritta. Un nuova pagina rossoverde nel libro dei successi. E la vittoria, stavolta, ha un sapore così dolce, quanto amara per tutti gli altri colori

    Federica Guerri
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